Week end alle Cinque Terre

di Emma Crescenti

Giugno 2020. L’Italia ha da poco riaperto i battenti dopo mesi infernali a causa della pandemia Covid. Un weekend al mare è l’ideale per staccare, per respirare un po’ e tornare, in sicurezza, a esplorare le meraviglie che offre la nostra Penisola. Ma dove andare? Cerchiamo acqua limpida e relax, ma anche luoghi di cultura e panorami mozzafiato non troppo distanti da Brescia. Mettiamo nel mixer i nostri ingredienti, frulliamo ed ecco il verdetto da riferire ad Android Auto: “Ok Google… portaci alle Cinque Terre”.

Giorno 1 – Photoshooting a Manarola

Partiamo presto per non perderci neanche un minuto della nostra mini vacanza, direzione Manarola. Come tutti e cinque i borghi del parco ligure, il paese è chiuso al traffico (eccetto i residenti), quindi lasciamo l’auto nel parcheggio comunale a pagamento situato in cima all’abitato (circa 40 per tre giorni), prendiamo le valigie e affrontiamo la lunga discesa per sistemarci in un piccolo ma funzionale monolocale del Residence Le Coste.

La visita a Manarola dura tutta la mattina. Il paese è piccolo, ma ha tantissimo da offrire. Si sviluppa in verticale sulla costa rocciosa, un ingarbugliarsi di abitazioni e ristorantini affacciati sulle strette viette e di punti panoramici dove l’aspirante influencer Federica non esita a sfruttarmi per il suo book fotografico da instagrammare prima di subito. Però, lo ammetto, qualche foto me la sono fatta fare pure io. Per concludere il giro affrontiamo la salita verso Punta Bonfiglio, luogo privilegiato per osservare il borgo e il mare in tutta la sua interezza, belli da togliere il fiato. Per riposare le gambe e rifocillare lo stomaco sostiamo al Nessun Dorma, dove addentiamo una bruschetta al pesto (e molto altro) sotto gli occhi incazzati di un gabbiano geloso del nostro lauto pranzo.

Il pomeriggio? In acqua a Monterosso, ultimo borgo delle Cinque Terre, che raggiungiamo in treno: il modo più semplice ed economico per muoversi su e giù per la Riviera. Qui le spiagge libere si alternano ai bagni a pagamento: fingendoci ricche prendiamo un ombrellone e ci godiamo il resto della giornata fra un tuffo e un ghiacciolo artigianale alla frutta sdraiate sul lettino, finché non ci troviamo entrambe assorte nella conversazioni stile Beautiful delle comari un ombrellone più in là. “Ma quindi davvero il marito l’ha tradita con la cognata?” dice lo sguardo eloquente che ci scambiamo io e Federica.

Un Cinque Terre della Cantina Crovata corona la cena da Aristide a base di pesce fresco e baccalà fritto. Il modo migliore per concludere la giornata.

Giorno 2 – E così salimmo a veder Corniglia

Il tour prosegue con le scarpe da ginnastica ai piedi e la torta di mele fatta in casa di Aristide che sognavo dal giorno prima nello stomaco. Il treno ci porta alla stazione di Corniglia, il borgo centrale delle Cinque Terre che a differenza degli altri non si affaccia direttamente sul mare, ma si trova sulla cima a un promontorio “vestito” da una fitta vegetazione e vigneti a terrazza. Per raggiungere il centro altro non si può fare che incamminarsi sulla Lardarina, una lunga scalinata che 33 rampe, 382 gradini e un’embolia polmonare dopo ti porta nel cuore di una bellissima cittadella medievale circondata da balconi da dove ammirare la costa e il mare. Lo sforzo, insomma, è stato ripagato.

Vernazza è la meta successiva. Dalla stazione scendiamo verso il centro abbassando la mascherina giusto il tempo di gustare la nostra focaccia al pesto da passeggio. La via principale è un tripudio di colori e case tipiche e ancor meglio è il porto, dall’estremità del quale si può ammirare il paese in tutta la sua gloria. Alzando lo sguardo, invece, il castello dei Doria, una fortezza medievale costruita sul costone roccioso, sembra volerci ricordare quanto siamo piccole di fronte a un monumento che ha attraversato i secoli e la storia. Federica mi rimprovera perché non so usare il selfie stick, ma facciamo la pace davanti a uno spritz al basilico e a un tris di bruschette che più buone non si può.

Dopo l’ascesa al paradiso e la lunga camminata della mattina, il mare di Monterosso ci reclama di nuovo. E anche un litro di frozen daiquiri, che ben si sposa con i 40 gradi della giornata abbassando la temperatura corporea di queste due povere pellegrine in costume da bagno e infradito. Unica pecca della giornata la cena al Porticciolo di Manarola dove scopriamo al momento di sederci che il menù era stato ridimensionato. Addio polipo, benvenute trofie, ma il Burasca Cinque Terre risolleva gli animi.

Giorno tre – Sù per la città verticale

L’ultimo giorno di questa mini vacanza comincia a Rio Maggiore, il primo borgo della Riviera è sicuramente il più imponente. L’abitato è composto da diversi ordini paralleli di case torri, le tipiche abitazioni genovesi, che fioriscono sui due versanti del paese. A parte il quartiere della stazione, più recente, nel resto della cittadella si respira l’aria della tradizione ligure. Stradine strette, scale centenarie che conducono a portocinini caratteristici. Il click della macchina fotografica risuona fra gli edifici colorati, ma è dentro al cuore che scatta la vera emozione. Da qui parte anche la famosa Via dell’Amore, un sentiero di circa un chilometro a picco sul mare che attraversa la costa scoscesa e congiunge Riomaggiore a Manarola, famoso per i suoi incantevoli e indimenticabili panorami. Un’alternativa per chi non vuole usare il treno.

Prima del ritorno a casa ci concediamo l’ultima visita a Monterosso, di cui fino ad ora avevano visto solo la spiaggia. Il paese è infatti diviso in due da un promontorio che separa la zona residenziale di Fegina dal porto vecchio e dal centro storico, che nulla ha da invidiare ai suoi “fratelli”. Ci inerpichiamo sulla stradina che porta al convento dei Cappuccini, per poi riscendere dall’altro versante verso il cuore del paese.

Il pranzo a base di focaccia ci dà le forze per affrontare il ritorno a casa, duro sia per lo spirito che per il fisico. Nonostante l’allenamento dei giorni precedenti, la risalita dal centro di Manarola verso il parcheggio comunale mi lascia senza fiato e con i polpacci che gridano pietà. Però per te, Riviera Ligure, lo rifarei.

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